10 domande ai nostri psicologi – 1^ parte

psicologi10 domande agli psicologi della N.P.G.

Abbiamo intervistato i nostri psicologi, la dott.ssa Claudia Maffi (nella foto al centro) e il dott. Paolo Peluchetti (nella foto a sinistra), su alcuni aspetti di loro competenza che riteniamo importanti nel percorso di crescita dei nostri ragazzi nel settore giovanile.

1 Buongiorno, si può presentare?

Claudia – Buongiorno, sono Claudia Maffi, psicologa dello sport. Mi occupo di supporto psicologico, consulenza e mental training per atleti, adulti e bambini. Come psicologa dello sport faccio parte dello Staff della Società Ciclistica di Mazzano in cui lavoro con bambini dai 6 agli 11 anni. Ho inoltre una formazione in tecniche psico- corporee come il Training Autogeno e il Rilassamento progressivo e una formazione sulla psicologia del comportamento alimentare.

Paolo – Buongiorno mi chiamo Paolo Peluchetti, sono uno psicologo e sarò uno dei responsabili dell’area psico-pedagogica nel progetto N.P.G. Sono un grandissimo appassionato di sport in generale e, in particolare, di calcio.

2 In che ramo è specializzato?

Claudia – Sono laureata in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Ho conseguito, tra l’altro, un master in psicologia dello sport, l’attestato di operatore clinico di training autogeno, l’attestato di psicologa del comportamento alimentare e l’attestato di di operatrice di Massaggio Bioenergetico.

Paolo – Sono specializzato in Psicologia dello sport e intervento psicosociale. Mi occupo di consulenza psicologica rivolta ad atleti, allenatori, dirigenti e genitori in ambito sportivo. Collaboro con varie società, tra le quali la società Brescia Calcio Femminile che disputa il campionato di serie A e la Women’s Champion’s League.

3 Perché ha accettato di far parte del progetto N.P.G.?

Claudia – Ho accettato di far parte di questo progetto perché lavorare nel mondo dello sport è la mia passione.
Soprattutto trovo sia importante la presenza di uno psicologo in qualsiasi attività abbia per oggetto la crescita dei giovani atleti. Lo sport rappresenta uno spazio in cui il bambino può sviluppare ed allenare non soltanto le sue abilità motorie bensì anche le abilità mentali e sociali. Pertanto, la presenza di uno psicologo che accompagni il bambino in questo percorso di crescita è senz’altro auspicabile.

Paolo – Ho accettato perché considero il progetto N.P.G. un progetto innovativo e ben strutturato, nel quale i giovani calciatori sono al centro e vengono aiutati a crescere non solo dal punto di vista sportivo ma anche da quello umano e personale. Mi ha entusiasmato la grande importanza che viene data all’aspetto formativo dello sport e in questo caso del calcio: sono convinto che i valori trasmessi e conosciuti durante le attività sportive siano fondamentali per la crescita di ogni bambino e ragazzo. Inoltre mi ha convinto la presenza all’interno del team di grandi professionisti con cui collaborare e dai quali imparare molto.

4 Parliamo di bambini, il settore della N.P.G.; perché è importante uno sport di gruppo a questa età?

Claudia – A questa età i bambini possono trovare spunti utili alla crescita e allo sviluppo delle proprie abilità mentali e del carattere attraverso il confronto e la collaborazione con i coetanei.
Stando in gruppo i bambini imparano a tollerare la frustrazione, il confronto, a gestire il conflitto, l’importanza della collaborazione e dell’unione delle forze.
Lavorare in èquipe è una competenza sociale fondamentale che ai bambini tornerà utile, non soltanto nello sport, ma principalmente nella vita.

Paolo – La pratica di uno sport di squadra permette ai bambini di sviluppare valori importanti in ogni contesto di vita: fiducia nei compagni, collaborazione, aiuto reciproco, condivisione, rispetto degli altri (compagni, avversari, allenatori, direttori di gara) e delle regole sono solo alcuni di questi. La possibilità di socializzare e condividere con i compagni di squadra gioie e dolori ha un forte impatto formativo nei bambini: si costruisce una personalità e un carattere che tengono conto dell’altro valorizzando sia gli elementi comuni che le diversità.

5 Senso di appartenenza, cosa significa per il bambino?

Claudia – Senso di appartenenza, per un bambino, è la percezione di essere parte di un gruppo (compagni, allenatori, staff..) in cui si sta bene, si sente sereno e protetto.
Sentirsi parte di un gruppo che ti sostiene e ti aiuta a crescere è la base necessaria affinchè il bambino abbia voglia di impegnarsi in un’attività, in un obiettivo. Se il bambino prova senso di appartenenza per il gruppo sarà motivato a crescere e migliorarsi dal punto di vista delle abilità motorie e mentali.

Paolo – Significa sentirsi parte di qualcosa, significa condividere, significa avere obiettivi e interessi comuni, significa soffrire e gioire insieme, significa abbracciarsi dopo un goal, significa motivarsi ed aiutarsi a vicenda, significa indossare gli stessi colori. Per una squadra e per ogni gruppo in generale é molto importante il senso di appartenenza: ti fa sentire più forte, più sicuro, ti aiuta a dare sempre il massimo e ti permette di vivere emozioni sempre più forti. Per crearlo é necessario rendere partecipi tutti i componenti nelle varie scelte e decisioni, sottolineando l’importanza e i valori di tutti.

Se ti è piaciuto questo articolo non perdere la 2^ parte che sarà pubblicata la settimana prossima.

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