I 7 gesti tecnici – Il Contrasto

Il contrasto

Secondo Zingarelli, il contrasto è un impedimento o un ostacolo: significa mettere qualcosa tra due corpi in avvicinamento in modo da opporvi resistenza. 

Calcisticamente parlando, il contrasto è la massima forma difensiva dello sport; è un fondamentale di rottura che, se eseguito con tempismo perfetto permette di conquistare la sfera; tuttavia se eseguito in maniera scoordinata o con scarsa scelta di tempo, procura un danno all’avversario e permette la battuta di calci da fermo.

Vi sono due tipologie di contrasto: il contrasto indiretto, quello più difficile, perché non prevede alcun contatto con l’avversario e consiste nell’anticipare la scelta del passatore avversario, cercando di frapporsi fra palla e ricevitore: questa tipologia di contrasto è propria della fase d’interdizione e possiamo definirla come il passo antecedente l’intercetto. In questo caso diventa fondamentale un aspetto di tattica individuale in fase di non possesso, la “presa di posizione”.

Il contrasto diretto, o tackle in inglese, costituisce la maggior parte degli interventi “uomo contro uomo” in una partita: possono verificarsi in tutte le zone del campo e si possono utilizzare tutte le parti del corpo “legali” come la spalla e le gambe oltre che la testa, utilizzata nei contrasti cosiddetti aerei.

Il contrasto di testa è, personalmente, uno dei miei preferiti: si verificano molte delle variabili spiegate anche negli articoli precedenti: ovvero il concetto di spazio, di tempo e di lettura della traiettoria in relazione al comportamento di un avversario; con una difficoltà maggiore: in questo caso il pallone è in aria rendendo più difficile il tackle.

Il contrasto di spalla, o contrasto laterale, si genera quando portare di palla e difendente corrono in una stessa direzione e sono affiancati: per tentare di sbilanciare l’avversario si utilizza la spalla e successivamente, facendo perno sul piede d’appoggio, si esegue l’intervento con la gamba; intervento che racchiude il senso vero e proprio di scivolata.

Figura 1 Alessandro Nesta: uno dei migliori difensori della storia del calcio, campione del mondo nel 2006, campione d’Europa con il Milan nel 2004 e nel 2007; qui si esibisce in una delle sue innumerevoli scivolate.

Alessandro Nesta fu un vero e proprio “cultore” di questo fondamentale; oltre all’innata eleganza aggiungeva tempismo, senso della posizione e lettura di gioco, rendendolo un fenomeno al pari di giocatori più tecnici ed estrosi.

Per quanto riguarda le esercitazioni specifiche io consiglio di allenarlo in continue sfide di 1vs1: il tackle è un fondamentale istintivo ed alcuni piccoli calciatori sono più portati di altri, perciò solo stimolando il ragazzo alla scivolata o al contatto con l’avversario che si può sviluppare questo tipo di “aggressività positiva”.

“Aggressività positiva” non significa fare del male, ma cercare di giocare leale e rendere merito ad un avversario se è riuscito ad aggirare il tentativo di tackle; perché il tackle rimane comunque l’ultimo tentativo di salvare una situazione pericolosa ma allo stesso tempo un difensore che tende a scivolare non sarà mai reattivo agli spostamenti del pallone da parte di chi lo affronta.

Lorenzo Borghetti

 

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