TATTICA INDIVIDUALE: FINTA E/O DRIBBLING

 

Come abbiamo già visto in alcuni degli approfondimenti delle precedenti settimane, la tattica individuale (chiamata anche tecnica applicata) è una categoria di gesti tecnici utilizzati nel calcio in relazione allo sviluppo del gioco. Essa è la “tecnica in situazione”, e tiene quindi conto del comportamento dei propri compagni e degli avversari durante il gioco. La tattica individuale deve ovviamente essere applicata nella forma più redditizia possibile per lo sviluppo dell’azione e si basa sempre e comunque su due fattori determinanti: Tempo e Spazio.

Di questa categoria fanno parte anche la finta ed il dribbling, due gesti che spesso vengono erroneamente equiparati ma che hanno definizioni e scopi differenti.

 

DRIBBLING

Possiamo definire il dribbling come quella abilità tattica individuale che si esegue con la palla e prevede il superamento, con la palla, dell’avversario. In altre parole la vittoria del duello dell’uno contro uno, l’arma a disposizione dell’attaccante per liberarsi dalla marcatura dell’avversario e cercare la via della rete. La finalità è quella di superare l’avversario, creare superiorità numerica, scardinare le difese avversarie e superare le difese ad uomo. Nonostante possa essere un’abilità attuabile da tutti, il dribbling è generalmente considerato privilegio dei giocatori di bassa statura che, avendo il baricentro del corpo relativamente basso, sono agevolati nei movimenti rapidi e nell’equilibrio del corpo in occasione di repentini spostamenti.

Il Dribbling è quindi un’azione Psico – Fisico – Tecnica del calciatore, compiuta col preciso obbiettivo di superare uno o più avversari mantenendo il possesso palla.

I fattori che determinano la predisposizione del calciatore a questo tipo di azione sono molteplici: tecnici, coordinativi, condizionali e non ultima, la personalità dell’individuo.

Ciò che il dribblatore deve sapere e deve cercare di applicare nell’esecuzione di un dribbling può essere riassunto in questi punti:

– conoscenza del lato debole dell’avversario
– aumentare la velocità senza perdere il controllo della palla
– sbilanciare l’avversario con delle finte
– non farsi portare verso zone esterne lontano dalla porta

Possiamo ora distinguere due principali modalità di attuazione del dribbling:

  • dribbling di forza, con cambio di direzione e di velocità (la finta può anche non essere effettuata). Nel dribbling di forza al calciatore è richiesto il cosiddetto cambio passo da attuare nei confronti di un avversario più lento o nei confronti di un giocatore che si trova in posizione sfavorevole.
  • dribbling di abilità, con finta e dribbling attraverso un movimento di inganno e un movimento intenzionale. Nel dribbling di abilità al calciatore è richiesta destrezza e sensibilità nel contatto palla. Attraverso queste due qualità si cerca di sbilanciare l’avversario con un movimento di inganno per poi inserire il movimento intenzionale (il dribbling vero e proprio).

Figura 1- Douglas Costa fa del dribbling il suo punto di forza

FINTA

Generalmente l’azione di dribbling è associata ad una finta, ovvero un movimento d’inganno che ha lo scopo di nascondere le intenzioni del giocatore in possesso palla, sbilanciando il marcatore/difensore e costringendolo a muoversi in una certa direzione, per poi batterlo, andando con un movimento intenzionale, nella direzione voluta.

Definiamo la finta come quella abilità tattica individuale che si esegue con e senza palla e non prevede il superamento, con palla, dell’avversario: è proprio questa definizione che esprime la differenza tra la finta e il dribbling. Essa è un tentativo intenzionale di trarre in inganno il proprio avversario attraverso movimenti del tronco, delle gambe, del cenno della mano, di uno sguardo, al fine di acquisire un vantaggio temporale nel duello con l’avversario. La finta è da considerarsi perciò come parte integrante del dribbling: un mezzo che di sua natura è distaccato dall’azione di dribbling, ma che se collegato ad esso, può essere un’utile arma per superare l’avversario.

Doppio Passo, Elastico, Rouleta, Aurelio… Le finte nel calcio sono davvero tantissime, tanto che viene estremamente difficile elencarle tutte. Nel corso della storia del calcio, queste finte hanno assunto le forme più varie ed hanno ricevuto dei veri e propri nomi di battesimo, alcuni derivanti dal tipo di finta, alcuni derivanti da come viene gestito il pallone, alcuni dal nome del proprio esecutore abituale.

Ciò che però si può fare è classificare le finte in alcuni sottogruppi in relazione alle caratteristiche che esse possiedono. Possiamo dunque considerare varie tipologie di finte:

  • finte attive: indurre nell’avversario anticipazioni errate e quindi una reazione che gli impedisca di far fronte alla successiva e reale azione offensiva dell’attaccante (attaccante in ruolo attivo)
  • finte passive: nascondere le proprie intenzioni con pause intenzionali del movimento lasciando l’avversario nell’indecisione sul come sarà il seguito dell’azione (l’attaccante lascia il ruolo attivo al difensore per poi reagire successivamente)
  • finte in attacco: finte atte a far credere all’avversario che abbia inizio un’azione pericolosa ben precisa
  • finte in difesa: finte per far pensare ad errori potenzialmente sfruttabili dall’avversario
  • finte che modificano il tempo: dribbling, cambi di direzione
  • finte che modificano lo spazio: cambi di ritmo, cambi di velocità.

 

Figura 2 – Cristiano Ronaldo mentre esegue un “Doppio Passo”

L’IMPORTANZA DELLE CAPACITA’ COORDINATIVE E CONDIZIONALI

In questo ambito, assumono un ruolo di primaria importanza le Capacità coordinative, che possono intervenire durante l’esecuzione della finta o del dribbling. Come si può facilmente immaginare, le capacità coordinative utilizzate sono molteplici:

– Capacità di Differenziazione, la capacità di saper differenziare gli stimoli quando avvengono dei cambiamenti
– Capacità di Reazione, la capacità di rispondere agli stimoli con l’azione motoria più rapida e meglio adeguata alle circostanze
– Capacità di Equilibrio, la capacità di mantenere il corpo in una data posizione
– Capacità di Combinazione o Accoppiamento, la capacità che permette di collegare tra loro delle abilità motorie già acquisite
– Capacità di Adattamento e Trasformazione, la capacità di cambiare un’azione prefissata per eseguirne un’altra in conseguenza allo sviluppo del gioco

Oltre che alle Capacità Coordinative sono di massima importanza anche le Capacità Condizionali come Forza e Velocità. Senza queste caratteristiche anche un dribbling o una finta eseguiti in maniera perfetta perdono della loro efficacia.

 

CONCLUSIONI

Per impostare esercitazioni che prevedano il miglioramento del dribbling e delle varie finte, risulta quindi necessario tener conto di ciò che è appena stato affermato riguardo alle capacità coordinative e condizionali. Lavorando su di esse in modo specifico, si può portare il giocatore ad avere un maggior controllo del proprio corpo, che potrà poi sfruttare nell’esecuzione più rapida e precisa dei vari gesti come la finta ed il dribbling.

La progressione di apprendimento dei suddetti gesti, per risultare più efficacie, deve andare dall’analitico (cura del gesto specifico) al situazionale (utilizzo del gesto in un azione di gioco). Si può agire ad esempio proponendo ai più piccoli dei giochi ed delle esercitazioni senza palla, che si concentrino soltanto sull’esecuzione di finte di corpo per superare l’avversario, fino ad arrivare con le categorie superiori all’esecuzione di veri e propri 1vs1 con obiettivi ed in diverse zone di campo.

Infine è molto importante essere a conoscenza del fatto che finta e dribbling sono azioni di gioco che prevedono grande istinto e creatività. Sarà quindi compito di noi allenatori quello di non limitare la fantasia e la spontaneità di ogni bambino, perché in fondo sono proprio questi aspetti che rendono meraviglioso questo sport.

 

Roberto Martinelli

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