Le nostre squadre: Esordienti 2007

Eccoci questa settimana con la presentazione degli Esordienti 2007.
Anche a loro (come per gli Esordienti 2006 ai quali sono stati inseriti alcuni 2007) sono stati aggregati alcuni ragazzi nati nel 2008. 

Questo gruppo ha iniziato l’anno senza alcuni giocatori che, senza dubbio, avrebbero aiutato la squadra ad impattare meglio le gare sia a livello fisico sia tecnico-tattico.

Nonostante ciò, dall’inizio della stagione abbiamo visto notevoli progressi in tutti i ragazzi. Anche le prestazioni sono man mano migliorate e ad oggi possiamo dire che chi gioca ottiene sempre favorevoli consensi dagli addetti ai lavori.

La scelta di questi spostamenti, da qualche genitore criticata per aver indebolito la squadra di appartenenza, è frutto di un’attenta analisi.

Innanzitutto, la scelta di spostare i ragazzi è stata dettata dall’esigenza di completare la squadra degli Esordienti 2006, ciò che ha consentito di ampliare l’organico a disposizione dell’istruttore per la gara di campionato settimanale. Questo è stato possibile grazie al folto numero dei 2007 e 2008.

Le scelte sono state effettuate anche in base una valutazione tecnico-tattica e/o fisica di ogni allievo aggregato alla categoria superiore.
Un ragazzo (in questo momento più maturo rispetto agli altri) se inserito in una squadra di giocatori con un anno in più, è ‘costretto’ ad andare in difficoltà tecnica, tattica o fisica, molto di più che se giocasse con i suoi pari età. 
L’azione di allenarsi con i più grandi aiuta a migliorare esponenzialmente le capacità dei ragazzi, costantemente stimolate a fare meglio.
Sappiamo bene che se un bambino (più avanti rispetto agli altri compagni) giocasse con i pari età, farebbe faville e sarebbe sempre uno tra i migliori del gruppo, proprio per le qualità tecnico tattiche e/o fisiche superiori agli altri compagni. Gli risulterebbe sempre tutto molto più facile, la sua presenza contribuirebbe a far vincere più partite, ma nel tempo a livello mentale e fisico non sarebbe più spronato a dare il massimo e poco alla volta inizierebbe ad allenarsi al di sotto delle sue potenzialità. Questa è una valutazione che i settori giovanili professionisti fanno costantemente.

La sua presenza con i pari età, inoltre, da un lato aiuterebbe i suoi compagni ma, dall’altro lato, li deresponsabilizzerebbe maggiormente perché “Tanto lui risolve tutti i problemi“, “Vinciamo tante partite“. Tutti sono contenti e anche i genitori vedrebbero vincere maggiormente la squadra dei propri figli.

Ma noi riteniamo di aiutare maggiormente la crescita e il miglioramento del ragazzo, che a detta di tutti è il più “pronto”, proprio avanzandolo di categoria perché lui ci può stare con i ragazzi di un anno in più, per le sue qualità superiori alla norma. E siamo convinti di aiutare a crescere anche quei ragazzi che sono costretti a trovare soluzioni alternative, ad impegnarsi di più, ad assumersi maggiori responsabilità, a fare scelte che prima non facevano mai.

Perchè?

Perché non c’è più quello considerato bravo. Ora tocca a me sbagliare, provare, cadere e rialzarmi e assumermi quelle responsabilità che prima non avevo o non volevo. Ora tocca a me aiutare i miei compagni. Ora tocca a me giocare e provare ad essere protagonista!

Si possono perdere alcune partite, si possono affrontare maggiori difficoltà se i due-tre ragazzi più pronti non ci sono più. Però ora tutti hanno la possibilità di giocare e mettersi veramente in gioco. 

Questa è la mission del settore giovanile. 

Inoltre, il fatto di dare la possibilità a più ragazzi di giocare e sentirsi maggiormente coinvolti nel gruppo squadra, ha anche una valenza sociale che bisogna sempre tenere in considerazione a questa età.

N.P.G. è molto attenta anche a questo aspetto.

Una società calcistica che lavora in questa direzione necessita di tenere in considerazione anche i meno pronti. Almeno fino all’Attività Agonistica dove non c’è ancora una selezione che poi, spesso, avviene naturalmente.
Alcuni esempi importanti di giocatori che non giocavano nel settore giovanile e ora sono titolari in serie A sono Calabria e De Sciglio, titolari inamovibili delle proprie squadre. Il loro lavoro quotidiano, il mettersi sempre in discussione, il faticare a trovare spazio in un gruppo affollato da compagni fisicamente più maturi di loro li ha spronati a dare sempre il massimo. Ora raccolgono i frutti del loro costante impegno.

Non è semplice, anzi, diremmo che è difficile capire chi potrà arrivare a certi livelli, a giocare nel calcio del mondo professionistico. Le statistiche parlano chiaro. Solo pochi ragazzi approdano nel mondo professionistico e solo 1 su 5.000 approda in serie A.

Gli altri faranno i calciatori nei dilettanti e continueranno a coltivare la propria passione. Altri ancora smetteranno per dedicarsi al lavoro o ad altri hobby. Non dobbiamo togliere il sogno al bambino, ma dobbiamo rimanere con i piedi ben piantati a terra.

L’esperienza ci porta ad affermare che il ragazzo che ad ogni allenamento da il proprio massimo per migliorare nonostante le difficoltà, nonostante giochi poco, nonostante in questo momento sia più piccolo e meno abile degli altri sotto l’aspetto tecnico o tattico, riuscirà ad ottenere maggiori risultati di chi invece si sente già più bravo, non ha più stimoli in quanto tutto gli risulta facile e di conseguenza si sente migliore degli altri.

N.P.G. lavora perché ogni bambino, indipendentemente dalle proprie qualità, possa esprimere il meglio di se stesso e acquisisca quella personalità che nel calcio, come nella vita, gli servirà. A discapito di qualche partita persa.

Alla prossima con la presentazione dei Pulcini 2008.

Forza N.P.G.!

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