Le nostre squadre: Primi Calci 2010/11

Oggi vi presentiamo i nostri Primi Calci, squadra N.P.G. composta da bambini nati nel 2010 e 2011.

Nei Primi Calci il bambino ha il primo vero approccio alle competizioni.
I nostri ragazzi hanno iniziato quest’anno a giocare su un campo in “miniatura”, con porte di misure e spazi ridotti e contro squadre in numero ridotto di giocatori, 5 contro 5.

Gli allenamenti che questi bambini affrontano settimanalmente sono propedeutici alle gare di campionato, non solo per l’aspetto tecnico tattico e motorio, ma anche per l’aspetto emotivo.

Questo cosa significa? 

Vuol dire che il carico emotivo che una gara comporta viene riproposto (almeno sotto l’aspetto tecnico e tattico), anche durante gli allenamenti.

Come?

Facendo in modo che le esercitazioni  siano il più verosimili possibile rispetto alla gara. 

E questo è sufficiente?

No! In gara, ci sono aspetti che durante gli allenamenti non si possono allenare. 

Noi adulti spesso pensiamo che le gare siano una cosa normale, un aspetto che non suscita tensione nel bambino, un momento di aggregazione condito dall’inserimento di una componente marginale, l’avversario. Ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che le competizioni ufficiali, comportano molto più di questo.

Affrontare un avversario, che è naturalmente diverso dal proprio compagno, vuol dire giocare contro uno “sconosciuto”, a volte più alto, a volte più basso, a volte più veloce, a volte fisicamente più forte. E questo già di suo genera un piccolo timore.

Le persone che circondano il bambino devono essere in grado di incanalare la sua attenzione e la sua concentrazione su obiettivi chiari che il bambino possa facilmente riconoscere. Il pericolo potrebbe essere quello dell’insorgenza, con le prime competizioni, della cosiddetta “ansia da prestazione”.

Per il giocatore, la gara, dovrebbe essere un momento per verificare i miglioramenti suoi e della squadra.

Questo aspetto deve essere la vera arma, un metro di valutazione da mettere nelle mani del bambino. Solo se l’attenzione del ragazzo sarà posta su quello che sta o non sta facendo potrà aiutarlo a far meglio le cose. In questo modo, il bambino avrà uno strumento che gli consentirà di affrontare le partite ponendo l’attenzione sul vero problema e quindi sarà in grado di risolverlo controllando l’ansia che lo accompagna durante la gara.

Se esaltiamo la vittoria o rifiutiamo la sconfitta senza proporre una vera disamina al ragazzo, distoglieremo la sua attenzione dal suo vero obiettivo, la sua crescita.

La domanda migliore, a fine di una gara, che possiamo porre è: ” Hai dato il massimo per dimostrare di essere migliore dell’avversario e di conseguenza ottenere la vittoria?“.

Il bambino si focalizzerà su ciò che ha fatto o avrebbe potuto fare meglio. Vincere è naturalmente l’obiettivo di chi fa competizione, ma questa responsabilità non può e non deve essere così “pesante” a questa età. Dobbiamo porre l’attenzione sulle azioni svolte, su ciò che si è fatto o si è sbagliato. Nel tempo si potrà osservare che il peso “emotivo” di affrontare una gara verrà gestito in maniera diversa.

Questo aspetto psicologico è da prendere seriamente in considerazione proprio perché i nostri campioncini iniziano le loro prime competizioni e se, noi addetti ai lavori, se noi genitori, non poniamo attenzione a questa componente emotiva, poniamo un fardello enorme sulle spalle del ragazzo, che potrà incidere negativamente nel lungo periodo. Ricordiamoci che il giorno della gara è un momento che il bambino vive intensamente.

Parliamo del giorno della partita. Il bambino, che si presenta alla gara, spesso ha già il timore di affrontare una squadra, un avversario che non ha mai incontrato prima.
L’arrivo al campo, il ritrovarsi insieme nello spogliatoio con i compagni di squadra ad ascoltare il mister che da indicazioni tecnico-tattiche sulla gara, fa ulteriormente percepire al bambino che è un giorno diverso dal solito.
Poi esce dallo spogliatoio, si vede attorniato da gente che solitamente non c’è durante gli allenamenti, con tutti i genitori accalcati alla rete. Anche questo aspetto è un ulteriore differenza che balza subito ai suoi occhi.
Fischio d’inizio: iniziano le prime indicazioni degli istruttori, i primi contrasti degli avversari che vogliono conquistare la palla, il compagno che ti cerca per avere un aiuto o per richiedere il pallone, i genitori che urlano da fuori… “Tira! Scatta! Dribbla! Allargati! Buttala su! Picchiala!  (ma poi, perché la dovrei picchiare questa palla?!? ndr)” e altro ancora.

Il bambino a questo punto, è circondato da tantissimi stimoli visivi, sonori, cognitivi e, come spesso accade nel calcio, sbaglia, perde palla e subisce l’onda emotiva di una situazione negativa. Questo momento, sommato a tanti altri, lo influenzerà per il resto della sua carriera sportiva. L’emotività, se non accompagnata e indirizzata nella maniera corretta, sarà sempre una spada di Damocle che penderà sui suoi approcci futuri nelle competizioni.

Quello che noi possiamo fare durante le gare, è incitare il bambino a dare il massimo, lodando le cose ben fatte e indicandogli come incanalare la sua rabbia per un gol subito o la sua euforia per un gol fatto. Ma non entriamo nel tecnico tattico! Non sostituiamoci al suo istruttore. Quegli aspetti li correggerà lui. Così eviteremo di mettere in confusione il bambino dicendogli cose magari diverse da quello che dovrebbe fare.

I nostri ragazzi dei Primi Calci, hanno iniziato un percorso importante, pieno di ostacoli più o meno impegnativi, ma sin da subito hanno dimostrato di avere un approccio agli allenamenti bello e sereno che poi è stato trasmesso nella gare. Le prestazioni di squadra che hanno messo in campo, hanno dimostrato la capacità di questo gruppo di saper soffrire, lottare, conquistare e ottenere ottime performance di squadra.

Siamo molto orgogliosi dei nostri piccoli ometti, visto che hanno appena iniziato un percorso impegnativo, contro avversari che prima di una gara sono il ‘Drago’ da sconfiggere ma dopo il triplo fischio sono dei bambini come loro, con cui magari giocano, scambiano i saluti o mangiano una fetta di pane e nutella.

Questa è l’immagine che noi tutti dobbiamo fargli rimanere impressa.

L’avversario non è un mostro da sconfiggere, ma un altro bambino, un’altra squadra alla quale vogliamo dimostrare di essere superiori, tutti insieme, giocando a calcio!

Forza N.P.G.!

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