Covid-19 – Perchè non dovremmo chiamarle “Misure restrittive”

Ci siamo abituati a chiamarle “Misure restrittive“. Si tratta di tutte quelle misure adottate dal Governo per contenere il contagio da Coronavirus.

Ma stiamo usando l’aggettivo giusto?

Senza dubbio le misure adottate dal nostro Governo nelle ultime settimane limitano la nostra libertà personale, la nostra socialità e tanto altro. Ci viene chiesto di stare a casa, di rinunciare alla maggior parte delle nostre consolidate abitudini, di rinuciare agli allenamenti. Ci viene chiesto di adottare comportamenti diversi da quelli a cui siamo abituati. Ci viene chiesto un cambiamento. 

Ma pensiamoci bene, è un cambiamento solo momentaneo.

Per un po’ non potremo allenarci in gruppo, non potremo mangiare una pizza tutti insieme alla fine di un torneo, non potremo esultare per una vittoria, nè potremo consolarci a vicenda per una sconfitta.

Ma pensiamo a chi sta lottando in prima linea. Pensiamo a tutti quei sanitari che da settimane non vedono i propri familiari, impegnati in corsia a lottare contro il male invisibile, pensiamo a chi ogni mattina guarda il proprio compagno o la propria compagna mentre esce di casa per andare a lavorare in ospedale. Pensiamo a tutti quei medici che sono morti o che sono stati infettati per salvare più vite possibile. 

Pensiamo alle cassiere dei supermercati, alle forze dell’ordine, agli autotrasportatori, ai volontari, a chi ogni giorno va al lavoro per garantirci un piatto caldo, le medicine, per difendere la nostra sicurezza.

Ci viene chiesto un cambiamento, ma è solo momentaneo.

Tra un po’ potremo tornare a giocare, potremo pian piano riprendere le nostre abitudini, potremo esultare e abbracciarci per un gol, potremo tornare a tifare la nostra squadra del cuore e incoraggiare i nostri figli dagli spalti.

E’ solo momentaneo.

Non chiamiamole “Misure restrittive” perchè presto o tardi riprenderemo le nostre abitudini. Rimarrà il dolore, il ricordo triste dei nostri nonni che non ce l’hanno fatta, il ricordo angosciante della paura. Il Coronavirus lascerà un segno indelebile nella vita di tutti noi.

Ma proviamo a chiamarle “Misure di protezione“. Anche se queste parole normalmente si prestano ad essere utilizzate in altri ambiti, proviamo a farle nostre, proviamo a cambiare la nostra prospettiva. Usciamo dall’equazione secondo cui stare a casa significa essere privati della nostra libertà personale. Proviamo a pensare che l’interesse in gioco è il bene di tutti, la nostra salute. In fondo, nella vita come nel calcio, si vince insieme. Facciamo squadra, per sconfiggere insieme l’avversario Coronavirus.

Misure di protezione. Proteggiamoci a vicenda, facciamo scudo, difendiamoci per contrattaccare domani. Il Coach ai tempi del Coronavirus ci ha indicato come fare. Ascoltiamolo! Facciamolo per chi sta sacrificando tutto per noi, per rispetto di chi non ce l’ha fatta e per chi sta soffrendo a causa di questo maledetto virus. Facciamolo per tutti, facciamolo noi, come una grande squadra.

Ce la faremo!

 

 

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